La via di San Galgano e la spada nella roccia

La via di San Galgano e la spada nella roccia

La valle del merse e Chiusdino

La Val di Merse è un territorio incontaminato che si estende nella parte sud-occidentale tra le Crete Senesi e le prime propaggini nord-orientali delle Colline Metallifere della Maremma.

Il paesaggio naturale è rappresentato da colline dolci e vallate ricche di boschi di lecci, castagni e ginestre.

Gran parte di questa area è la Riserva Naturale del Basso Merse classificata come sito di interesse comunitario.

Su uno dei cocuzzoli delle Colline Metallifere si erge il borgo di Chiusdino, di antica origine longobarda, che domina tutta la vallata.

Il centro storico è caratterizzato da chiesette romaniche e piccole piazze.

In questo borgo, da una famiglia della nobiltà locale, nacque Galgano Guidotti, cavaliere medievale divenuto successivamente Santo scegliendo una vita da eremita.

La sua spada, conficcata nel terreno roccioso nell’eremo di Monte Siepi, ne’ è la dimostrazione.

Il Santo viene festeggiato il 3 dicembre e in tal giorno avviene il pellegrinaggio che dal borgo di Chiusdino, seguendo strade di campagna, arriva all’Eremo di Monte Siepi.

La Val di Merse ha avuto il suo massimo splendore nel periodo medievale, per questo motivo si trovano numerose chiese, pievi e abbazie, tra cui la più importante quella di San Galgano.

L’abbazia di San Galgano

San Galgano è un’abbazia cistercense del 1200 sita ad una trentina di chilometri da Siena, nel comune di Chiusdino.

Il sito è costituito dall’eremo detto Rotonda di Montesiepi e dalla grande abbazia, ora completamente in rovina e ridotta alle sole mura, meta di flusso turistico.

La chiesa rispetta perfettamente i canoni della abbazie cistercensi i quali, stabiliti dalla regola di San Bernardo, prevedevano norme precise per quanto riguarda la localizzazione, lo sviluppo planimetrico e lo schema distributivo degli edifici.

Le abbazie dovevano sorgere lungo le più importanti vie di comunicazione, in questo caso la via Maremmana, per render più agevoli le comunicazioni con la casa madre.

Erano poste vicino a fiumi, in questo caso al corso del Merse, per poterne sfruttare la forza idraulica.

Infine in luoghi boscosi o paludosi per poterli bonificare e poi sfruttarne il terreno per le coltivazioni.

Dal punto di vista architettonico gli edifici dovevano essere caratterizzati di una notevole sobrietà formale.

San Galgano, la spada nella roccia ed il Sacro Graal

Di San Galgano si sa che morì nel 1181 e che convertitosi dopo una giovinezza disordinata, si ritirò a vita eremitica per darsi alla penitenza, con la stessa intensità con cui si era prima dato alla dissolutezza.

Il momento culminante della conversione, avvenne nel giorno di Natale del 1180, quando Galgano, giunto sul colle di Montesiepi, infisse nel terreno la sua spada, allo scopo di trasformare l’arma in una croce.

Nella Rotonda c’è un masso dalle cui fessure spuntano un’elsa e un segmento di una spada corrosa dagli anni ed ora protetta da una teca.

L’evidente eco del mito arturiano non ha mancato di sollevare curiosità e, ovviamente, qualche ipotesi ardita su possibili relazioni fra la mitologia della Tavola Rotonda e la storia del santo chiusdinese.

 

In molte biografie di San Galgano si accenna a contatti che il santo avrebbe avuto con l’eremo di San Guglielmo di Malavalle nei pressi Castiglione della Pescaia in provincia di Grosseto.

Molte sono le affinità tra i due personaggi: entrambi cavalieri, decisero di votarsi alla vita eremitica abbandonando la milizia terrena, entrambi avevano legami con la materia arturiana.

San Galgano infigge la spada nella roccia, con gesto simile, ma inverso a quello di Artù che la estrae.

Guglielmo, secondo una tradizione popolare antica in certi comuni della zona della Maremma sarebbe in realtà Guglielmo X d’Aquitania, padre di Eleonora alla cui corte operò Chrétien de Troyes, autore di un testo nel quale compare per la prima volta il Santo Graal.

Guglielmo X duca d’Aquitania morì nel 1137 mentre stava recandosi in pellegrinaggio a Santiago de Compostela ma nessuno mai vide la sua salma.

Leggende orali del luogo raccontano che il Sacro Graal sia nascosto o costudito nell’ Eremo di Monte Siepi, teoria confermata proprio per la passata presenza di questi due cavalieri Galgano e Guglielmo.

Negli ultimi anni della sua vita Galgano era entrato in contatto con i Cistercensi e furono proprio loro ad essere chiamati a fondar la prima comunità di monaci che risulta già attiva nel 1201.

Sotto l’impulso di questo primitivo nucleo monastico, ai quali si erano uniti molti nobili senesi e alcuni monaci provenienti direttamente dall’abbazia di Clairvaux, nel 1218 si iniziarono i lavori di costruzione dell’abbazia nella sottostante piana della Merse.

Il percorso

Il percorso è circa 27 chilometri ed inizia dal vicino luogo denominato Palazzetto a circa due chilometri prima dell’incrocio per l’abbazia, per chi proviene dal mare.

Si può iniziare la camminata anche dall’area dell’abbazia per poi ritornarci alla conclusione del giro.

Lungo il percorso è possibile vedere Il Mulino delle Pile (il Mulino Bianco della pubblicità Barilla) oggi adibito a ristorante.

Dopo alcuni chilometri è la volta di un antico cimitero di fine ‘800 ed il castello di Luriano.

Ancora più avanti un’antica e suggestiva chiesetta si erge sulla strada.

L’antica via di Transumanza Maremmana riporta in direzione dell’abbazia costeggiando nel tratto finale il fiume Merse dove il guado finale farà concludere il percorso dopo qualche centinaio di metri.

Nei pressi dell’abbazia è ubicato un bar e ristorante.

Così anche nella vicina borgata del Palazzetto. Si consiglia di informarsi per gi orari di apertura.

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