Attorno al lago dell’Accesa tra Etruschi e leggenda

Attorno al lago dell’Accesa tra Etruschi e leggenda

Lago dell’Accesa

Il lago dell’Accesa si trova nell’area di degradazione delle Colline Metallifere grossetane verso la Maremma grossetana, all’estremità meridionale del territorio comunale di Massa Marittima.

Il lago, di origine carsica alimentato da una sorgente sotterranea , dà vita al fiume Bruna, ed è caratterizzato da profondità variabili mediamente tra i 20 e i 40 metri circa.

Esso giace in una depressione subcircolare chiusa fra colline boscose con altitudini varianti fra circa 150 e 300 m s.l.m.

Oltre ad essere balneabile, può offrire refrigerio nei mesi estivi anche grazie alla vegetazione tipica che lo circonda, costituita da canneti, giunchi, pioppi ed eucalipti, oltre che dalla tipica macchia mediterranea e si presta facilmente per svolgere gradevoli passeggiate lungo le rive e nei dintorni.

Le acque cristalline sono popolate da una variegata fauna ittica, tra cui trote, lucci, carpe, e persici e non manca un’altrettanto ricca popolazione di uccelli acquatici.

L’introduzione Carpa erbivora ha segnato la scomparsa degli erbai di Potamogeton che si estendevano lungo alcuni tratti di sponda e in alcune aree dei fondali del lago; queste creavano un luogo ideale per la riproduzione del luccio italico per i quali il lago era famoso fin dall’antichità.

Di grande interesse naturalistico-ambientale e storico-archeologico, tant’è che la sua atmosfera suggestiva ha fatto nascere numerose leggende.

Storia

Il lago era già conosciuto in tempi molto remoti.

Gli Etruschi si insediaronono già nel VI secolo a.C. nell’area del lago dell’Accesa, grazie alla presenza dei vicini giacimenti minerari di argento, piombo, materiali ferrosi ed oro, sebbene quest’ultimo in quantità piuttosto scarsa.

Il distretto industriale etrusco si sviluppò sulla vicina area collinare: ancora oggi rimangono numerose tracce nel parco naturale, dove sono visibili anche alcune tombe e resti di edifici abitativi.

L’attività industriale proseguì anche nei secoli successivi, sia in epoca romana che oltre, concludendo il proprio ciclo nel corso del Settecento.

Nelle località di Forni dell’Accesa e di La Pesta, ubicate all’interno del parco, si sono conservati i resti degli altiforni che testimoniano la passata attività siderurgica, legata all’industria estrattiva.

L’interruzione delle attività industriali coincise con l’inizio delle opere di bonifica settecentesche intraprese dai Lorena, che determinarono, tra l’altro, una notevole riduzione della superficie lacustre, a vantaggio di nuovi terreni ottenuti per le attività agricole, prevalentemente legate alla coltivazione del tabacco.

E’ possibile ammirare i reperti al Museo Archeologico di Massa Marittima.

La leggenda del lago

Si racconta che in onore di Sant’Anna, tutti gli agricoltori del luogo consacravano il giorno al riposo.

Ma un 26 luglio miticamente lontano, degli agricoltori, beffandosi della tradizione, procedettero alla trebbiatura:

… gli uomini impartivano ordini urlando, avvolti nella pula che si alzava e li ricopriva; i bambini correvano portando brocche di vino; le donne, nella grande cucina, spennavano polli per preparare il pranzo.

La scena era festante e nessuno mostrava malessere per il fatto di contravvenire ad un patto lontano, che si era stabilito fra l’uomo e la divinità, anzi aleggiava quasi un senso di sfida: i contadini avevano lavorato bene la loro terra e ora raccoglievano il frutto del proprio lavoro.

Fu allora che l’aria venne squarciata da un boato tremendo, accompagnato da grida, urla, scalpiccii e nitriti che risuonavano cupi, rimbombanti da collina a collina, quindi tutto fu inghiottito in una voragine apertasi nelle viscere della terra, poi tornò la quiete e in quello stesso luogo luccicarono al sole le acque verdognole di un laghetto.

di Lidia Orlandini, Per viottoli, sentieri e stradelli. Il lago dell’Accesa e dintorni, Follonica 2000.

Il comportamento di Sant’Anna ci permette di riconoscere dietro al nome della madre della Madonna la divinità della terra, signora delle messi e dei lavori agricoli: Mater Matuta, Cerere, Demetra, potentissima e vendicatrice, onorata e temuta sotto diversi nomi da tutti i popoli antichi, Etruschi, Italici, Greci e Latini.

La leggenda potrebbe contenere il frammento di una perduta storia etrusca.

Qualcuno dice che nella notte del 26 luglio si sentono intorno al lago dei lamenti e voci concitate, insieme allo scalpiccio dei cavalli e ai muggiti dei buoi.

Da sempre nella notte del 26 luglio, come un rito, curiosi e frequentatori decidono di sostare sulla riva del lago in attesa di percepire i “rumori” della leggenda.

Galleria

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Il percorso

Il percorso di circa 15 chilometri inizia in prossimità dell’incrocio delle strada SP49 con la stra provinciale per il borgo di Valpiana.

Attraverso la macchia delle Rigattaie si arriva in Val di Rena a sud del lago dell’Accesa e risalendo il poggio del Montino sarà possibile vedere il lago dall’alto, nel suo massimo splendore azzurro.

Scendendo il poggio si arriva ad una area ristoro, al fiume Bruna e alla riva del lago.

Continuando la strada principale che conduce al lago dopo qualche centinaio di metri si arriva al villaggio de La Pesta per poi risalire verso il luogo chiamato Camerotti.

Passato il poggio e la strada asfaltata che porta a Fenice Capanne ed a Massa Marittima si giunge in una piccola vallata ed il sentiero conduce a poggio Infernuccio per poi ritornare al punto di partenza.

Il percorso di colore rosso è una variante più breve che dal villaggio de La Pesta prendendo la SP49 e poi girando a destra in direzione del villaggio di Fenice Capanne, si arriva all’agriturismo Il Felciaione dove è possibile degustare piatti tradizionali maremmani eseguiti con materie prime selezionate, come farine di grani antichi ed altre prelibatezze provenienti dall’azienda dei gestori (importante prenotare).

Difficoltà E

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Fonte:
Wikipedia

Turismo Massa Marittima

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